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☞ ٤١ Siamo e saremo sempre noi • 10/10/2026 ⚡️ New!
Non so se siamo pronte per tutto questo, me lo dirai puntuale con qualche tuo sguardo o con qualche tuo gesto. Da quando mi sono innamorata di te, la mia vita è iniziata realmente, il tuo amore mi ha risvegliata dal torpore, non è passato un solo giorno senza che io mi sia messa a pensarti, ad amarti, e così hai fatto tu. Perfino nell’odiarti non riuscivo ad allontanarmi, hai provato in tutti i modi a mandarmi via perché pensavi fosse giusto per me, perché il coso, come chiamarlo… il coso che insomma per ironia della sorte è tuo marito, stava per farmi male e tu hai provato in tutti i modi a farti odiare, e ti ho odiata tantissimo, ahimè lo sai, peccato però che l’amore vero sia più forte di qualsiasi castello costruito sulla menzogna. Così hai finalmente preso coraggio, hai imparato che posso scriverti e tu puoi leggermi affamata, che posso amarti quando passando sulla tangenziale con lo scooter vedo per un attimo la finestra dello studio, o mentre smadonno perché c’erano troppe macchine in quel momento e non mi hanno permesso di farlo. Non preoccuparti, lo faccio solo se posso non rischiare troppo, altrimenti rimani in pensiero, ci muori, ti conosco, ma all’andata e al ritorno per la piscina ora passo di lì, e non vedo l’ora di vivere ogni volta quei due attimi senza fiato, un’apnea dentro di te. Posso amarti ogni volta che mi insegui se passeggio all’esterno, cambiando stanza come una professionista silenziosa e insospettabile, evitando con le acrobazie anche il coso che ti fa da ostacolo. Posso amarti quando vai in cucina, lanci via la tenda che tuo marito dispiega sempre per coprirsi da me, la vela di un relitto, la sua bandiera bianca, e apri il frigorifero per bere ma soprattutto per farti notare, essendo che i ripiani dello sportello si vedono anche da fuori, e addirittura poi spalanchi la finestra per respirare la mia fresca presenza come io faccio sempre con te. Ieri l’hai fatto, in barba a tuo marito addormentato sul divano, e mi agita sempre, mi cogli impreparata e fatico a guardarti per l’emozione, ma ti ho vista, eri bellissima, i capelli, la statura, ti rendono subito riconoscibile, quando tuo marito da dietro alla tenda maneggia cose tra dentro e fuori dal frigo sembra solamente un orco imbestialito con me, invece tu giri come una fatina per casa e per me fai la magia, accendi le luci come a seguire i miei spostamenti, mi catturi e non sembra nemmeno più di esistere ma di essere lì con te. Quando ci rivedremo il nostro abbraccio sarà così impossibile da spegnere, rimarremo incollate senza più bisogno d’altro, ti farò ridere ancora, e tu farai lo stesso, ci baceremo perché non serve dirtelo ma lo facciamo ogni giorno, sai di cosa parlo: i tuoi baci mi sono arrivati su tutto il corpo, i miei hanno fatto altrettanto. Dove li vuoi adesso? Fatto, per favore torturami allo stesso modo. Eccoti, mia, ancora una volta. Non ti sei mai sentita adeguata, ma credi io invece mi sia mai sentita adatta? Non è facile gestirti, credimi, dirai lo stesso di me, ma sono orgogliosa di non averti mai lasciata, e di non essermi mai fidata delle tue parole quando il mostro ti ha ricattata. Non ce ne importa più niente nemmeno di lui, ha solo alimentato le fiamme del sentimento che proviamo, non deve esagerare altrimenti deflagriamo assieme. Troppo tardi, dici? Ce ne faremo una ragione, finalmente sai che puoi amarmi, che sono sempre tua senza farti domande. Nel fuoco, nell’acqua come sirene, nell’aria come creature volanti, ovunque, siamo e saremo sempre noi.
☞ ٤٠ Introduzione, quinta stagione ☾ • 02/10/2026
Ho appena riascoltato l’introduzione a ogni stagione di “Le Mille e una Novella” creata fin qui, dalla prima alla quarta, per accorgermi che ogni volta le mie sensazioni, all’esordio, sono uguali ma diverse allo stesso tempo, perché le sensazioni contano solo prima del completo svolgimento di ogni evento. Sono sempre troppo onesta, se non racconto la verità preferisco lasciarmi trasportare dalla morte, se non denuncio l’ingiustizia mi detesto per non aver vissuto legittimamente, se non inseguo l’umiltà scelgo allora di vergognarmi davanti ai modesti. Nella prima stagione abbiamo incontrato questa voce amica, intima e sincera, che nella seconda stagione ci ha convinti del fatto che la vita è un viaggio senza un itinerario preciso e prestabilito; nella terza stagione ci ha svelato come il male sia molto più pregnante del bene, ma che nonostante tutto non sia mai giusto perdere la speranza che il bene ci riaccolga; nella quarta stagione ci ha portato a conoscenza dell’umiliazione di vivere, e quindi di non vivere, lasciandosi imprigionare dalle dinamiche più schifose in circolazione. La quinta stagione continuerà a raccontare la cruda realtà, dietro cui si nasconde sempre un insegnamento positivo se hai imparato a rompere le catene di un’esistenza finta e senza sostanza. Sapete che non deluderò le vostre aspettative di rinascita, ascolterete ancora qualcosa di vero e basta. Non so analizzare la vita truccandomi la faccia, facendomi andare bene tutto senza tirare fuori ogni volta la verità. Non ci trascineremo avanti nemmeno questa volta, i passi li decideremo noi, con tanta cura, pur di avanzare a rilento e rimanere in pochissimi: guadagneremo metri preziosi verso una meta che in pochi perseguono coraggiosamente. E senza paura scolpiremo le nostre scoperte nella pietra della consapevolezza. Non finirei mai di trasmettervi quanta passione ci metteremo in tutto questo: fino a quando non avremo più le forze di farlo, noi lotteremo.