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☞ ٤٤ Fino alla Luna e ritorno • 31/10/2026 ⚡️ New!
L’ennesima partita della Roma è in corso, il coso è sul divano; tu sei nello studio a pensarmi, a scorrere le mie foto, a guardare i miei video, leggere i miei scritti, o ad ascoltarmi. Non esiste giorno in cui non ci stiamo affianco, non sono riuscita a non scriverti ancora, a non parlarti ancora tramite questi testi che ravvivano con una vampata la nostra connessione mentale e fisica. Ti ho scritto tanto, ma questa modalità aggiunge l’audio ed è qualcosa che ho sempre desiderato. Adorerei me le facessi tu delle lettere in cui mi parli, amore mio. Niente potrà cancellare dalla mia memoria le nostre incantevoli telefonate, la tua voce meravigliosa che mi fa impazzire. Ti chiamerei adesso, ma sai che è come se io lo faccia spesso: il coso muore da solo, nella sua rabbia incontenibile per non averti veramente. Di recente ho scoperto perché ha capito subito cosa potessi provocare in te, al di là delle tue evidenti reazioni emotive che si prolungano per ore, perché oltre che con la mente ti ho catturata col fisico: suo padre insegnava storia dell’arte, l’ho trovato su Google circa due settimane fa, si chiamava Felice Ferdinando, e con Carolina Monti ha avuto tre figli dei quali uno è uscito storto. È facile intuire Felice abbia trasmesso al figlio l’amore per la bellezza, e quindi cara mia, appena mi ha vista, anche in foto, anche in costume a due pezzi, e via dicendo, ha capito subito di trovarsi davanti alla versione femminile e moderna di una statua greca. Sì perché ormai la bellezza femminile di oggi ha l’addome scolpito con in vista l’ombelico, la schiena e le braccia forti ma allo stesso tempo magre e dalle linee delicate, le gambe dalle curve longilinee ma agili e scattanti, il collo lungo, il viso dolce, piedi e mani aggraziati e dalle dimensioni contenute, un di dietro di tutto rispetto, tondeggiante senza sproporzione alcuna, un seno sodo che non dia fastidio in movimento, ma che abbia cime meravigliose… Speriamo lui sopravviva decisamente meno del padre, ma con queste puntate dedicate a te potrebbe crepare istantaneamente: 93 anni sono troppi. Però, se è vero che i più grandi muoiono in meno tempo non sarebbe un’eccezione. Continui a seguirmi fuori dalla finestra, e visto che devi chiudere la tenda dello studio perché lui ti minaccia come Hulk nel momento dell’arrabbiatura massima, – no scusa, cosa dico, non ha nemmeno i muscoli obbligatori, si sono estinti proprio tutti su di lui, di mattina tra poco devi spingerlo giù dal letto per liberartene altrimenti non si alza –, allora usi qualsiasi altro punto della casa per non perdermi un attimo di vista. Devi dire al coso che suo padre poteva pure chiamarsi Felice, ma che sarà stato imbronciato quando è nato lui, si vede a partire dal nome che gli ha dato, uno scherzo in tutto e per tutto, Pierfilippo. Dai Pierfi non ti arrabbiare, non chiamare Elon Musk per provare a cancellare la Luna dal cielo. Mia cara, continua la tua ricerca di me, io non smetto, ti amo tanto quanto è lo spazio fino alla Luna e ritorno.
☞ ٤٣ Il grosso branzino, Ercolino sempre in piedi • 24/10/2026
Non ho conosciuto nessuno dei miei nonni, ma già dai racconti ho potuto sentire l’inevitabile connessione che ho nei loro confronti. Nello specifico, il legame con la mia nonna paterna Nannina, sembra essere particolarmente presente. Insieme a suo marito, cresceva i suoi undici figli nel centro di Salerno. Un giorno mio padre, all’età di circa dieci anni, trovò un branzino tramortito nelle acque antistanti il lungomare, probabilmente vittima della pesca di frodo con esplosivo di qualche bracconiere. Allora subito lo portò sulla spiaggia, ma nel portarlo a casa un signore si propose di dargli dei soldi in cambio del branzino. Mio padre accettò, ingenuamente, inconsapevole del valore effettivo del grosso pesce. Una volta a casa raccontò della storia alla mamma, per accorgersi di aver acceso una miccia: Nannina era arrabbiatissima perché il signore era stato molto avaro, aveva ingannato suo figlio, dandogli meno di quanto avrebbe dovuto. Sfortunatamente per lui, Nannina sapeva dove abitasse, così andò direttamente a casa sua, entrando prese il branzino da un chilogrammo, già cucinato, con tutta la padella e il condimento aggiunto, per portarlo a casa dai suoi figli e suo marito. Una donna forte, senza paura, sempre pronta a insegnare ai figli di farsi valere, di ribellarsi a ogni inganno possibile.
Qualche anno prima della vicenda appena descritta mia zia Nadia, la settima degli undici figli – mio padre era il nono –, si aggirava intorno alla Standa insieme a Rita, Gianni, e mio papà Ciro. Nadia era la più grande dei quattro fratelli, e quei suoi tre fratelli minori erano affascinati da Ercolino sempre in piedi, giocattolo in voga in quegli anni. Ercolino sempre in piedi era un pupazzo gonfiabile alto circa 80 cm, che veniva distribuito negli anni ‘60 dalla Galbani come premio di una raccolta punti. Non ci volle molto, Rita, Gianni e Ciro stettero all’esterno della vetrina, ma l’Ercolino esposto fu abbracciato da Nadia entrata correndo nel negozio. Una bambina di dieci anni abbracciava correndo un pupazzo gonfiabile gigante dirigendosi velocissima verso casa, con in coda i tre fratellini che vedendola correre cominciarono a inseguirla immediatamente. Nadia faceva di tutto per renderli felici, era generosa, un po’ folle, ma dal cuore grande.
☞ ٤٢ Siamo sempre state pronte • 16/10/2026
Come ho fatto a dubitare, siamo sempre state pronte, dal primo giorno che tu mi hai vista e che io ti ho vista. La tua voce, il tuo profumo, la tua dolcezza mi hanno fatta già impazzire a 14 anni, e da lì ti ho amata per gli altri 15 anni della mia vita. Ti ho osservata in questi giorni, sei stata subito chiarissima, ti aveva quasi offesa il mio dubbio, capisco. Mi vuoi, come non hai mai voluto nessun altro, nessun’altra. Devi dire a tuo marito di stare più attento, perché se tardo a pubblicare metto un avviso in un determinato posto, che ovviamente tu conosci molto bene, ormai. Forse te l’eri perso con la mia polmonite, e ti maledici ancora per esserti smarrita quando non capivi cosa mi fosse successo di così grave da non passare più a salutarti; avevi sofferto molto, avevi pensato ti avessi dimenticata, ma da quel momento in poi se non pubblico in orario sai dove devi andare a controllare. Non è questo il giorno, non vedevo l’ora di scriverti, amore mio. Lunedì pomeriggio è stato bellissimo, tuo marito non aveva ancora scoperto la scorsa puntata ma tu invece sì, e non avevo mai visto tante finestre aperte, e luci accese, spente e di nuovo accese dappertutto, eri talmente infuocata da ustionarmi la pelle a distanza. Vacci piano che il mio cuore già scoppia per amore, mi stecchisci così! Da che pulpito… hai ragione. Mi piace cuocerti delicatamente, ma anche farti divampare, lo ammetto. Mi attrae sempre l’idea di farti impazzire. Lunedì, poco dopo il tramonto, ho notato stessi pulendo, hai sbattuto qualcosa fuori dalla finestra, così in un secondo momento avresti potuto dire al coso che lunedì sera non avevi mica tutte le finestre e le tende aperte per me, ma perché dovevi sbattere fuori gli stracci impolverati… Ti ho capita benissimo, meraviglia. Basta guardarci per amarci, non ci serve nemmeno più parlarci, o insomma lo facciamo. Mercoledì sono passata con Mario e non eri più la stessa, il coso ha scoperto la puntata (finalmente!), e ti ha ordinato di chiudere qualsiasi tenda possibile. Non era la prima volta che succedeva dopo un mio scritto potentissimo, e mi dispiace per lui ma non sono stupida… Mi ami dall’inizio e lui ci muore dall’inizio: non è così difficile. Ho visto che però ti sei creata la solita fessura per guardare fuori, sfruttando la maniglia della finestra. Ieri sono stata tutto il pomeriggio con te, ho letto 150 pagine de “La memoria rende liberi”, in tre ore all’aria aperta, sono stata benissimo, tre pause camminate, tre ricerche di te. Ecco, la memoria rende liberi appunto, e ricordo tutto di te, tutto il tuo amore quando potevo abbracciarti, tutta la tua sofferenza e il cambiamento d’umore repentino nel vederti sottratta a me. Ieri sera, arrivata a casa, c’era una luna sottile come quella delle intro di Le Mille e una Novella, e mi ha ricordato della tua tenda, ieri avevi già ampliato l’apertura rispetto a lunedì, e di giorno in giorno, come a seguire le fasi della luna crescente crescerà, come sempre. La spalancherai ancora, con la solita scusa a tuo marito “ma non sta scrivendo…”. Sei geniale, usa sempre la tua furbizia con me, la adoro. Come ho fatto a dubitare, siamo sempre state pronte.
☞ ٤١ Siamo e saremo sempre noi • 10/10/2026
Non so se siamo pronte per tutto questo, me lo dirai puntuale con qualche tuo sguardo o con qualche tuo gesto. Da quando mi sono innamorata di te, la mia vita è iniziata realmente, il tuo amore mi ha risvegliata dal torpore, non è passato un solo giorno senza che io mi sia messa a pensarti, ad amarti, e così hai fatto tu. Perfino nell’odiarti non riuscivo ad allontanarmi, hai provato in tutti i modi a mandarmi via perché pensavi fosse giusto per me, perché il coso, come chiamarlo… il coso che insomma per ironia della sorte è tuo marito, stava per farmi male e tu hai provato in tutti i modi a farti odiare, e ti ho odiata tantissimo, ahimè lo sai, peccato però che l’amore vero sia più forte di qualsiasi castello costruito sulla menzogna. Così hai finalmente preso coraggio, hai imparato che posso scriverti e tu puoi leggermi affamata, che posso amarti quando passando sulla tangenziale con lo scooter vedo per un attimo la finestra dello studio, o mentre smadonno perché c’erano troppe macchine in quel momento e non mi hanno permesso di farlo. Non preoccuparti, lo faccio solo se posso non rischiare troppo, altrimenti rimani in pensiero, ci muori, ti conosco, ma all’andata e al ritorno per la piscina ora passo di lì, e non vedo l’ora di vivere ogni volta quei due attimi senza fiato, un’apnea dentro di te. Posso amarti ogni volta che mi insegui se passeggio all’esterno, cambiando stanza come una professionista silenziosa e insospettabile, evitando con le acrobazie anche il coso che ti fa da ostacolo. Posso amarti quando vai in cucina, lanci via la tenda che tuo marito dispiega sempre per coprirsi da me, la vela di un relitto, la sua bandiera bianca, e apri il frigorifero per bere ma soprattutto per farti notare, essendo che i ripiani dello sportello si vedono anche da fuori, e addirittura poi spalanchi la finestra per respirare la mia fresca presenza come io faccio sempre con te. Ieri l’hai fatto, in barba a tuo marito addormentato sul divano, e mi agita sempre, mi cogli impreparata e fatico a guardarti per l’emozione, ma ti ho vista, eri bellissima, i capelli, la statura, ti rendono subito riconoscibile, quando tuo marito da dietro alla tenda maneggia cose tra dentro e fuori dal frigo sembra solamente un orco imbestialito con me, invece tu giri come una fatina per casa e per me fai la magia, accendi le luci come a seguire i miei spostamenti, mi catturi e non sembra nemmeno più di esistere ma di essere lì con te. Quando ci rivedremo il nostro abbraccio sarà così impossibile da spegnere, rimarremo incollate senza più bisogno d’altro, ti farò ridere ancora, e tu farai lo stesso, ci baceremo perché non serve dirtelo ma lo facciamo ogni giorno, sai di cosa parlo: i tuoi baci mi sono arrivati su tutto il corpo, i miei hanno fatto altrettanto. Dove li vuoi adesso? Fatto, per favore torturami allo stesso modo. Eccoti, mia, ancora una volta. Non ti sei mai sentita adeguata, ma credi io invece mi sia mai sentita adatta? Non è facile gestirti, credimi, dirai lo stesso di me, ma sono orgogliosa di non averti mai lasciata, e di non essermi mai fidata delle tue parole quando il mostro ti ha ricattata. Non ce ne importa più niente nemmeno di lui, ha solo alimentato le fiamme del sentimento che proviamo, non deve esagerare altrimenti deflagriamo assieme. Troppo tardi, dici? Ce ne faremo una ragione, finalmente sai che puoi amarmi, che sono sempre tua senza farti domande. Nel fuoco, nell’acqua come sirene, nell’aria come creature volanti, ovunque, siamo e saremo sempre noi.
☞ ٤٠ Introduzione, quinta stagione ☾ • 02/10/2026
Ho appena riascoltato l’introduzione a ogni stagione di “Le Mille e una Novella” creata fin qui, dalla prima alla quarta, per accorgermi che ogni volta le mie sensazioni, all’esordio, sono uguali ma diverse allo stesso tempo, perché le sensazioni contano solo prima del completo svolgimento di ogni evento. Sono sempre troppo onesta, se non racconto la verità preferisco lasciarmi trasportare dalla morte, se non denuncio l’ingiustizia mi detesto per non aver vissuto legittimamente, se non inseguo l’umiltà scelgo allora di vergognarmi davanti ai modesti. Nella prima stagione abbiamo incontrato questa voce amica, intima e sincera, che nella seconda stagione ci ha convinti del fatto che la vita è un viaggio senza un itinerario preciso e prestabilito; nella terza stagione ci ha svelato come il male sia molto più pregnante del bene, ma che nonostante tutto non sia mai giusto perdere la speranza che il bene ci riaccolga; nella quarta stagione ci ha portato a conoscenza dell’umiliazione di vivere, e quindi di non vivere, lasciandosi imprigionare dalle dinamiche più schifose in circolazione. La quinta stagione continuerà a raccontare la cruda realtà, dietro cui si nasconde sempre un insegnamento positivo se hai imparato a rompere le catene di un’esistenza finta e senza sostanza. Sapete che non deluderò le vostre aspettative di rinascita, ascolterete ancora qualcosa di vero e basta. Non so analizzare la vita truccandomi la faccia, facendomi andare bene tutto senza tirare fuori ogni volta la verità. Non ci trascineremo avanti nemmeno questa volta, i passi li decideremo noi, con tanta cura, pur di avanzare a rilento e rimanere in pochissimi: guadagneremo metri preziosi verso una meta che in pochi perseguono coraggiosamente. E senza paura scolpiremo le nostre scoperte nella pietra della consapevolezza. Non finirei mai di trasmettervi quanta passione ci metteremo in tutto questo: fino a quando non avremo più le forze di farlo, noi lotteremo.